Quando l'accoglienza è improvvisata: diritti violati e prassi disumane anche in "fase due"

Il 4 maggio 2020 sarà ricordato per l’inizio della cosiddetta “fase due”, portatrice di una speranza di lenta ripresa. Ma non sarà così per 183 persone che per 18 giorni sono rimaste ostaggio dello stato italiano che le ha confinate su una nave a causa del virus, come se le migliaia di morti nelle RSA non avessero insegnato nulla. Ma come sempre accade in Italia, non si è fatto nessun piano, si è lasciato tutto fermo per più di due settimane e poi si è dovuta rincorrere l’emergenza seguendo il solito copione.

porta lampedusaLa porta di Lampedusa - Foto di Silvia Di Meo

La giornata di ieri è stata convulsa e trascorsa alla ricerca di informazioni, per capire quale fosse il piano della prefettura di Palermo, per scoprire che non ne esisteva uno. Dal ministero dell’Interno non si avevano indicazioni chiare, e tutto era lasciato in mano al solito sfortunato dirigente di turno, sul quale, in caso di errori, sarebbe stata scaricata ogni responsabilità.

La prefettura ha chiesto la disponibilità di posti ai CAS di Palermo e provincia, ma senza successo, perché, come ci hanno detto alcuni imprenditori dell’accoglienza, “aspettiamo che ci paghino dal primo trimestre del 2019 e mettiamo altra carne sul fuoco? Mica siamo stupidi!”.

Il periodo di isolamento ieri è finito e la prefettura ha convocato l’Asp per il triage alle 9 del mattino. Le operazioni non sono cominciate prima delle 12, a causa di problemi legati alle escandescenze di tre ragazzi marocchini che nei giorni scorsi erano stati ricoverati per atti di autolesionismo, e poi riportati sulla nave una volta dimessi. Dopo aver superato queste problematiche, i medici con i mediatori sono potuti salire. Alcuni degli operatori dell’Asp hanno sottolineato che “il pericolo che si ammalino viene sempre da noi e non il contrario: loro sicuramente stanno bene e ognuno di loro ha fatto due tamponi”. Anche gli agenti della questura sono saliti sulla nave allestendo l’ufficio immigrazione nella hall. Si è provveduto a eseguire i controlli di rito a cominciare dai minori, che, da 43, sono passati a 33, ripetendo una prassi che caratterizza spesso le operazioni di identificazione durante gli sbarchi. Alla fine i 33 minori non accompagnati sono riusciti a partire dopo le 20 verso Salerno e Campobasso.

Solo a notte fonda si è presa la decisione di trasferire le persone fuori dalla Sicilia e cercare i pullman. Come al solito dobbiamo registrare la mancanza di attenzione verso esseri umani che sono visti solo come corpi da confinare e nascondere, mettendo in scena il solito balletto di rimpallo di responsabilità, ritardi e prassi illegittime, nonostante ci si trovasse di fronte a una situazione affrontabile e programmabile sin dal primo giorno di quarantena. E ci meraviglia come il sindaco di Palermo abbia rilasciato dichiarazioni trionfalistiche quando ancora le persone erano a bordo, e - con la complicità di qualche giornalista - si raccontava la conclusione dello sbarco per l’ora di pranzo.

La Croce Rossa nazionale, che ha espletato il proprio mandato assunto per il periodo di quarantena, terminata quest’ultima, ha lasciato la nave, non legittimando ulteriori trattenimenti fuori dalla legge. La Croce Rossa di Palermo ha dato la disponibilità a subentrare alla Croce Rossa nazionale e a fare “da balia” fino alle 13 di oggi 5 maggio, permettendo alle persone di non stare sul molo in attesa delle operazioni di identificazione presso la questura, che alla fine si sono concluse poco prima della mezzanotte del 4 maggio. In fondo, non è cambiato nulla rispetto all’ultimo sbarco: mancano solo i giornalisti, le foto sul molo dei politici, le organizzazioni umanitaria e qualche storia strappa lacrime. Per il resto è sempre la solita violazione dei diritti delle persone.

Come accade anche a Lampedusa, dove le persone che sbarcano, compresi i bambini, vengono lasciate sul molo per una o due notti. Il centro è sempre in quarantena per le 116 persone che vi sono all’interno. I 136 arrivati ieri con due diversi sbarchi sono rimasti sul molo. 

 In due giorni a Lampedusa sono arrivate più di 200 persone. Persone che sono arrivate senza preavviso, che si sono permesse di non morire, che hanno deciso di non rispettare il trattato Italia-Libia. Qualcuno si deve prendere la responsabilità di decidere come gestire gli arrivi dei migranti, come accoglierli degnamente, e non trattarli come immondizia, come dice don Carmelo La Magra, parroco di Lampedusa che ha dato la possibilità ad una parte dei migranti di dormire alla casa della fraternità.

Se avessimo la possibilità vorremmo chiedere alla ministra dell’Interno e al governo cosa intendono fare nei prossimi giorni e nei prossimi mesi quando gli sbarchi aumenteranno. La soluzione non può essere quella di continuare ad utilizzare la Libia come scudo, perché questo significa solo morte e violenza per migliaia di persone. Si riuscirà a mettere in atto un piano umano di pronta accoglienza e distribuzione su tutto il territorio nazionale senza lasciare persone esauste all’addiaccio?

Un’altra giornata che ci ricorderemo per la cancellazione dei diritti, l’ennesima in un’Italia e in un’Europa che purtroppo non perdono le loro vecchie, disumane abitudini.

 

Alberto Biondo

Borderline Sicilia


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