Invisibili e Coronavirus: quando proteggersi è un’impresa impossibile

In questo momento complicato in cui si fa la conta dei contagiati dal virus e dei morti, le misure del governo tengono a casa la maggior parte di noi. E, in questo momento, sono le persone che vivono già normalmente situazioni di disagio a trovarsi in condizioni ancora più drammatiche. I decenni di politiche economiche improntate sui tagli alla spesa pubblica hanno indebolito il sistema sanitario nazionale, chiudendo reparti, ospedali, diminuendo i posti letto.

 Campobello di Mazara 1

Alloggi di fortuna a Campobello di Mazara (TP) - Foto di repertorio

Di contro, si sono investite risorse nei sistemi di difesa militare, negli F35 e nella sicurezza. Come scrive Raul Zibechi, “la seconda questione che moltiplica le epidemie sono i forti tagli al sistema sanitario. In Italia, negli ultimi 10 anni, si sono persi 70 mila posti letto ospedalieri con 359 reparti chiusi, oltre ai numerosi piccoli ospedali che sono stati abbandonati. Tra il 2009 e il 2018 la spesa sanitaria è cresciuta del 10 per cento, contro il 37 della media dei paesi dell’Ocse. Oggi in Italia ci sono 3,2 letti per ogni mille abitanti, mentre in Francia 6 e in Germania 8”.

Chi più di tutti sta pagando le conseguenze di queste politiche, oltre ai malati, sono gli operatori sanitari che da giorni conducono una vita infernale cercando di non far collassare l’intero servizio sanitario e che, con grande passione per la vita, tutti i giorni ci difendono dal virus. Insieme a loro ci sono tutti i lavoratori che stanno permettendo che ci siano cibo, medicine, assistenza e servizi essenziali.

Come associazione, in questo momento riceviamo in continuazione chiamate per avere informazioni, per ricevere aiuto dalle tante persone che, recluse in un ghetto, o in un CAS, o semplicemente in strada, non hanno la possibilità e la fortuna di avere una casa e poter stare sul divano per rispettare i decreti emergenziali.

Questo esercito di invisibili vive nell’angoscia, ancora più isolato e nel silenzio.

“Non puoi lamentarti, non è giusto che mi vieni a dire queste cose a me. Tu almeno hai una casa, ti puoi lavare, non soffri fame e freddo, ma soprattutto hai la possibilità di stare con i tuoi figli e tua moglie, ridere con loro, abbracciarli, giocare, piangere e incazzarti, se è il caso, con loro. Io sono qui in una baracca lurida e umida e non vedo i miei figli e mia moglie da sei anni, quindi non ti lamentare, e ringrazia Dio”.

Questo è il “rimprovero” di Mustafà, che vive nel ghetto di Campobello di Mazara all’ex cementificio, dove tutti hanno paura perché non hanno acqua, luce e le condizioni igienico sanitarie – come spesso vi abbiamo raccontato – sono disumane. E in Sicilia non c’è solo Campobello. La schiera degli invisibili è folta e ci sono tanti posti dove ci sono bombe ad orologeria pronte ad esplodere.

 

La situazione nei centri

I richiedenti asilo che in questo momento stanno vivendo il confinamento nei CAS, alloggiano in strutture in cui è quasi impossibile mantenere distanze di sicurezza e utilizzare norme igieniche atte a prevenire i contagi. Il personale, già decimato dai tagli del decreto sicurezza, è sempre meno presente: molti per paura hanno preso ferie, ed è spontaneo chiedersi che senso ha andare a lavorare se non si percepisce lo stipendio da un anno.

La mancanza di personale fa venir meno anche le informazioni e, di conseguenza, la responsabilizzazione delle persone, e così spesso succede che molti, non consapevoli di quanto stia accadendo, escono rischiando sanzioni e situazioni promiscue.

Molte cooperative non hanno pensato neanche di convocare i dipendenti e gli ospiti per spiegare la situazione che stiamo vivendo. Molti presidenti hanno di fatto abbandonato la nave e lasciato il timone ai poveri responsabili che in molti casi si trasformano in tutto fare. Devono infatti comunicare alle persone i continui ed ennesimi rinvii di audizioni in commissioni, rilasci di permessi, ricorsi in tribunale, e gestire gli episodi quotidiani di escandescenza.

Cosa fanno molte prefetture in questo momento dietro indicazione del Ministero dell’Interno? Hanno inviato una nota in cui riportano le disposizioni imposte dai decreti ministeriali e dicono di non fare uscire gli ospiti delle strutture. Ma come già detto, senza mediatori e senza personale, fare una corretta informazione è complicato. Inoltre, sempre a causa dei tagli del decreto sicurezza non vi sono più gli operatori notturni, e quindi è impossibile controllare se di notte qualcuno lascia la struttura. Molti dei richiedenti asilo vivono anche da quattro anni nei centri per via dei ricorsi, lavorano senza contratto e sottopagati in campagna, e non rinunciano di certo in questo momento. Il commento di una cara amica operatrice di un CAS è stato: “Che Dio ce la mandi buona!”

Anche nei centri per minori vi sono molte criticità legate al fatto che si susseguono numerosi allontanamenti, tanto che la Procura minorile di Palermo è intervenuta inviando una nota per autorizzare i responsabili delle strutture ad impedire la fuoriuscita di soggetti non autorizzati.

Ancora più drammatica la situazione nei CPR dove il sovraffollamento è la regola, e per i quali è stato lanciato un appello affinché vengano sospesi i nuovi ingressi e si attuino misure alternative al trattenimento per chi vi si trova attualmente.

Il 12 marzo 27 migranti sono arrivati a Lampedusa in modo autonomo e sono stati posti in quarantena presso l’hotspot di Contrada Imbriacola. Sono seguiti altri due sbarchi e le 85 persone sono state trasferite a Porto Empedocle.

Nel frattempo almeno 150 persone da giorni sono alla deriva, come denunciato da Alarm Phone. Né Malta né l’Italia intervengono, le navi delle ONG sono ferme per quarantena e/o sequestri e altri morti in mare si aggiungeranno. Giornalisti e politici sono impegnati con il virus, mentre nel Mediterraneo centrale e in Grecia uomini, donne e bambini in fuga vengono sacrificati da un’Europa colpevole di queste morti.

 

Alberto Biondo

Borderline Sicilia


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