Hotspot galleggianti, quarantene infinite e respingimenti: così l’Italia calpesta le convenzioni internazionali

Nella giornata di giovedì, 7 maggio, abbiamo ricevuto la notizia che il questore di Agrigento aveva disposto il respingimento differito per circa venti persone che, dopo aver fatto la quarantena all’interno dell’hotspot di Lampedusa, erano state trasferite a Porto Empedocle.

I migranti, tra cui alcune donne, hanno vagato per tutta la notte ad Agrigento e la popolazione si è allarmata nel vedere gente in strada con borse in mano, e ha inondato di proteste i centralini della polizia.

Contrada Imbriacola

L'hotspot di Contrada Imbriacola, a Lampedusa - Foto di Silvia Di Meo

Più volte negli anni abbiamo denunciato la frequente e illegittima prassi dei respingimenti differiti, con cui viene impartito un generico e astratto ordine di lasciare l’Italia entro sette giorni, ostacolando l’accesso alla procedura per la protezione internazionale e mettendo sulla strada delle persone, spesso vulnerabili, che di lì a poco diventeranno invisibili e cadranno nelle maglie della criminalità e dello sfruttamento. Alla luce della situazione che stiamo vivendo a causa del Covid-19, tutto questo assume una gravità ancora maggiore.

Durante il periodo di quarantena dentro l’hotspot, gli operatori delle organizzazioni umanitarie non hanno avuto accesso e i migranti non hanno ricevuto l’informativa sulla protezione. Per le restanti 116 persone intrappolate per più di un mese a Contrada Imbriacola e le altre che hanno trascorso almeno due notti sul molo di Lampedusa, il viaggio continua verso il centro Italia, dove trascorreranno i prossimi mesi in strutture in Toscana, Umbria e Marche.

Le strutture presenti in Sicilia sono piene e, in alcune zone, crescono i malumori della popolazione, come avvenuto la settimana scorsa a Grotte, dove è stato aperto un CAS emergenziale per la quarantena dei migranti. Le stesse proteste di cittadini e sindaci però non ci sono quando i migranti stanno in tuguri per la raccolta nelle campagne agrigentine. In quel caso le loro braccia fanno comodo ed è meglio far passare tutto sotto silenzio. Senza dimenticare le persone che invece arrivano direttamente sulle coste agrigentine e trapanesi senza essere intercettate, e che fanno perdere le loro tracce, alla faccia delle sentinelle libiche.

Persone che non stanno in quarantena su una galera galleggiante, persone che non fanno tamponi e che si ritrovano nelle città e nelle campagne, sempre come braccia da sfruttare.

La situazione non è migliore per chi è arrivato tempo fa, ma oggi vive le contraddizioni e gli abusi di questo tempo, come testimonia un’operatrice sociale di Palermo: “Negli ultimi due mesi, nei CAS di Palermo si sono registrati vari casi di persone ricoverate con TSO. Il distanziamento sociale dovuto all'emergenza coronavirus ha inciso profondamente sulle persone più fragili e con problematiche psicologiche pregresse. Nonostante le varie segnalazioni alla prefettura e al servizio centrale fino ad oggi non abbiamo avute risposte per queste persone, alcune con regolare permesso di soggiorno già da tempo, ma comunque abbandonate nei CAS sotto gli occhi delle autorità competenti. Bisognerebbe trasferire queste persone in luoghi adeguati, dove possano ricevere le giuste cure e non essere costantemente sedate e zittite come succede negli ospedali psichiatrici. Dove possano intraprendere dei percorsi di autonomia ed iniziare ad avere una progettualità che li faccia uscire dal circolo vizioso a cui le istituzioni stesse le hanno condannate”.

In questi giorni, con l’emergenza che ci tiene chiusi in casa, il governo continua a palesare la perfetta continuità con la linea politica del precedente governo. Nessuna differenza, se non i toni utilizzati, tra il precedente e l’attuale ministro dell’Interno. Identiche le scelte volte alla cancellazione di diritti fondamentali.

Nel momento in cui sono ripresi con una certa continuità gli sbarchi e i libici stanno allargando le maglie per attuare il solito ricatto nei confronti dell’Europa, cosa fa il governo italiano? Violenta il diritto e sequestra le navi umanitarie rimaste attive: la Aita Mari e la Alan Kurdi, le uniche navi che hanno strappato alla morte centinaia di migranti, e che, proprio per questo motivo, vengono accusate di irregolarità e di mettere in pericolo le persone salvate.

I governi si susseguono ma la linea non cambia e anche questa volta la politica sta perdendo l’occasione di fare la cosa giusta con una regolarizzazione. È una politica che come sempre, per asservirsi ai grossi interessi, sacrifica i lavoratori e i poveri, italiani e stranieri.

E la cosa che più preoccupa sono le scelte passate sotto silenzio che nessuno ci racconta, anche in questa fase così delicata per tutti i cittadini. È stato infatti deciso di aumentare le spese militari raggiungendo 26,5 miliardi di euro - la cifra più alta mai registrata - e di stanziare circa 6 miliari di euro per i nuovi armamenti

Non per ospedali e presidi medici, per la scuola o la giustizia, no, per le armi. Soldi che noi cittadini versiamo e che i politici mettono in mano ai signori della guerra, che si arricchiscono sempre di più, per mezzo di armi che consegniamo ai libici o a qualche dittatore africano, provocando la fuga delle persone che preferiamo vedere morte in mare.

La situazione è drammatica, e ciò che fa più paura del Covid-19 è l’instabilità sociale che si sta creando, i conflitti nei quartieri, la crescita dell’emarginazione.

Come dice Trump, bisogna ripartire, altrimenti il sistema economico finanziario crolla, e poco importa se ci saranno più morti, i poveri sono sacrificabili.

L’idea è la stessa anche qui in Italia, non si spiegherebbe altrimenti come tanti migranti siano stati lasciati dentro i ghetti a raccogliere quella frutta e quella verdura che riempie i nostri supermercati. La loro paga è sempre minore, mentre la frutta e la verdura costano sempre di più ai consumatori.

La cancellazione dei diritti è un dato di fatto e in Italia stiamo sprofondando sempre più in un baratro. È il momento di aprire gli occhi e ripristinare urgentemente i diritti per una coesione sociale fondamentale per il futuro di questo Paese.

 

Alberto Biondo

Borderline Sicilia


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