Borderline Sicilia ONLUS

Newsletter BORDERLINESICILIA – Maggio 2018

  • Le conseguenze degli accordi Italia-Libia, al di qua e al di là del mare
  • Libia. Un Paese, due storie
  • Quando le emergenze diventano croniche
  • L’importanza delle buone prassi

 

LE CONSEGUENZE DEGLI ACCORDI ITALIA-LIBIA, AL DI QUA E AL DI LÀ DEL MARE

Nei giorni tra domenica 6 e martedì 8 maggio 2018, 105 persone soccorse dalla nave Astral -natante battente bandiera britannica- di Proactiva OpenArms sono rimaste bloccate nel Mediterraneo in attesa di un’autorizzazione al trasbordo e dell’indicazione di un posto sicuro dove sbarcare. Della lentezza delle reazioni dell’MRCC di Roma e Londra, e della loro mancanza di coordinazione, hanno fatto le spese i naufraghi, i quali sono rimasti per tre giorni in mare dopo il soccorso, mentre le loro condizioni igieniche e di salute peggioravano. Le disfunzioni nel coordinamento dei salvataggi in mare a cui si continua ad assistere, sono figlie di una politica di esternalizzazione delle frontiere volta a ridurre gli arrivi di migranti in Italia e in Europa; nel Mediterraneo quest’anno è coincisa  con l’aumento delle morti in mare e dell’insicurezza nelle operazioni di salvataggio, mentre in Italia è iniziata la caccia all’accaparramento del migrante, il quale, visto il calo degli arrivi, sta diventando “merce contesa” e fonte di guadagno per istituzioni e cooperative che sull’immigrazione hanno costruito un business.

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LIBIA, UN PAESE DUE STORIE

L’ultimo weekend di maggio sono sbarcate sulle coste sicule 2500 persone, numero che non si vedeva da tempo. I migranti, passati per la Libia e soccorsi in mare, sono arrivati in condizioni sanitarie e psicologiche disastrose: anche stavolta sono state riportate torture, mutilazioni, e un aumento dei casi di persone in grave stato denutrizione. Le testimonianze raccolte non solo negli ultimi anni, ma persino quelle degli ultimi giorni, smentiscono con forza l’immagine della Libia che le istituzioni avevano cercato di dipingere ad uso e consumo della “società civile” durante la conferenza del 21 maggio all’Ortygia Business School di Siracusa. Le bugie raccontate sulla situazione in cui versa il Paese sono un’ulteriore segno di come alla politica importi poco di queste persone, che quando sono in Libia sono viste come numeri da sacrificare per bloccare “l’invasione”, e in Italia come invasori, altri numeri da tenere sotto controllo e smistare, da discriminare a seconda della nazionalità una volta giunti sulle coste italiane.

http://localhost:81/newbordla-sporca-propaganda-sulla-libia/

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QUANDO LE EMERGENZE DIVENTANO CRONICHE

Nonostante il fenomeno sia ben noto e il meccanismo consolidato, il lavoro nelle campagne produce ogni anno “emergenze” a cui le autorità sono puntualmente impreparate. In una località privata nei pressi di Cassibile (SR), è sorta una baraccopoli di migranti impiegati nel lavoro stagionale in campagna. I 79 “residenti”, maggiorenni, a maggioranza di origine africana e provvisti di regolare permesso di soggiorno, vivono in situazioni igieniche e materiali pessime. Nonostante le autorità e le istituzioni abbiano preso nota di ciò che sta succedendo, trovare una soluzione abitativa dignitosa, che cambi anche minimamente queste dinamiche ormai cristallizzatesi negli anni, sembra ancora un traguardo lontano; anzi, con il passare del tempo, questo e altri fenomeni vengono sempre più normalizzati, tanto da diventare prassi di fronte alle quali smettiamo di indignarci, assuefatti all’inumanità e alla violenza.

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L’IMPORTANZA DELLE BUONE PRASSI

In un sistema di accoglienza sempre più inumano, e in un clima sociale intriso di razzismo e intolleranza, è importante che venga dato risalto a quelle realtà che si distinguono come esempi di buona accoglienza e apertura sociale. A Canicattini Bagni, lo SPRAR per donne e famiglie con disagio mentale “Obioma”, gestito dalla cooperativa Passwork, porta avanti iniziative di inserimento socio-lavorativo che, unite ad una regolare erogazione dei servizi all’interno del centro, incoraggiano le beneficiarie ad emanciparsi e a ritrovare autonomia.

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