Cento minori migranti in fuga verso Catania

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Li hanno accolti con guanti e mascherina, in una struttura inadatta e senza un pasto decente. Senza che nessuna delle istituzioni etnee sapesse della loro esistenza. Ma il vero pericolo sono adesso le campagne di Caltagirone per un centinaio di minori migranti scappati senza difficoltà dalla villa nel Calatino dove erano stati trasferiti in 250. Somali, eritrei ed egiziani, tutti minori non accompagnati, sbarcati nelle scorse settimane ad Augusta e ora in fuga verso Catania.

«Noi non siamo stati nemmeno avvertiti del loro arrivo, nonostante già nel 2010 abbiamo pubblicato un documento sulle buoni prassi per l’assegnazione di questi ragazzi in strutture adeguate», spiega Rosaria Giuffrè, dirigente dell’ufficio immigrazione della prefettura etnea. Così come il Comune di Caltagirone, altrettanto sorpreso e arrabbiato. «Comprendiamo la situazione d’emergenza ma è inaccettabile che tutto ciò avvenga sulla testa del Comune e delle altre autorità locali, senza tenere in alcuna considerazione l’impatto sulla nostra comunità», dice il sindaco Nicola Bonanno. Che annuncia l’intenzione di informare le procure di Catania e Caltagirone.
Tutto comincia tra sabato notte e domenica mattina quando i giovani – tra cui quattro ragazze somale, una incinta – vengono trasferiti in una bella villa antica nella periferia Sud di Caltagirone. «Alcuni, soprattutto tra gli egiziani, sono molto piccoli, avranno dieci anni», racconta Emanuela Scebba, volontaria Arci e mediatrice culturale del Comune di Caltagirone. La loro accoglienza è stata affidata alla cooperativa sociale a conduzione familiare La forza della vita che, secondo le prime testimonianze di chi è entrato nella struttura, si sarebbe avvalsa di pochi collaboratori senza qualifiche specifiche né esperienza. E soprattutto senza un mediatore culturale che parli l’arabo. «Io li ho trovati molto confusi nella gestione», conferma Scebba. I minori raccontano di non essersi potuti nemmeno lavare e di aver mangiato solo pane. La notte hanno dormito in camerate da 30 posti, senza distinzioni di sesso. In una struttura sostanzialmente abusiva, almeno secondo le istituzioni etnee. «Non è una comunità per minori perché non è tra quelle autorizzate dalla Regione Siciliana – spiega Giuffré – E non è nemmeno un centro di primo soccorso autorizzato dalla prefettura perché in quella zona non ce ne sono, ci basta il Cara di Mineo».
Eppure qualcuno dalla prefettura di Siracusa ha autorizzato il trasferimento dei giovani. Almeno fino a quando un centinaio di loro – quelli con più salute e soldi, e alcuni non ancora identificati – non sono scappati. Complice un cancello lasciato aperto e gli operatori chiusi in un ufficio. In queste ore i minori sono in fuga per le campagne e la zona residenziale periferica del calatino, alla ricerca della strada per arrivare alla stazione di Catania. «Quella è una zona abbastanza residenziale, con ville anche importanti. I ragazzi si sono ritrovati a vagare di notte, cercando da mangiare o a passeggiare. Alcuni residenti li hanno aiutati, ma la situazione non è piaciuta a tutti», continua Scebba. Così Caltagirone risulta divisa tra solidarietà e un clima teso, tra il Comune che denuncia di non essere stato avvertito dell’arrivo dei minori e alcuni abitanti che minacciano di imbracciare i fucili. Una scena che ricorda da vicino Mineo a dicembre quando, dopo una rivolta dei migranti del Cara, i cittadini armati di bastoni e spranghe hanno tentato di occupare la sede dell’amministrazione e minacciato il vicesindaco.
Claudia Campese